Strandgut... Intraducibile concetto germanico. «I beni che il mare lascia sulla spiaggia». Conchiglie, alghe, penne di gabbiano, brandelli di cime rubate alle barche dei pescatori. Lattine deformate, tranci di polistirolo, pezzi di legno. A molti possono sembrare inutili relitti, in realtà sono beni che il mare - nella sua immensa generosità - ci concede non ingoiandoli nell'abisso dei suoi fondali.

Qualsiasi bambino che passeggi sulla spiaggia conosce il valore di quegli oggetti. Ci costruisce steccati, ci improvvisa improbabili navi microscopiche che affrontano spavalde i flutti, li utilizza per scavare solchi in cui imprigionare la risacca, oppure per ornare sculture o castelli di sabbia.

Sembrano simulacri vuoti di oggetti che un tempo furono; sono invece umili idee che aspettano soltanto di essere raccolte per poter dare vita e spazio alla nostra fantasia. Minuscoli frammenti di storie, digeriti dal mare, e restituiti nella loro essenzialità alle nostre mani.

Vivere è il camminare sulla spiaggia; strandgut le persone che incontriamo sul nostro cammino.

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"Woran arbeiten Sie?" wurde Herr K. gefragt. Herr K. antwortete: "Ich habe viel Mühe, ich bereite meinen nächsten Irrtum vor." (Bertold Brecht)
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